Ma cos'è religione?


Quando Amhin disse ai suoi amici che la sua famiglia ha una religione, nessuno dei bambini che giocavano con lui comprese il senso di quella parola. Cos'è religione? – chiese uno di loro con aria di scherno – una malattia? Amhin non seppe rispondere. Tornato a casa, chiese alla sua mamma cosa fosse una religione. La madre rispose: religione è sapere che Dio c’è. Amhin memorizzò le parole della madre e il giorno dopo, tornato dai suoi amici, disse: religione è che Dio c’è! Si accorse subito di aver dimenticato una parola ma non vi badò a lungo, fiero di aver trovato una risposta sicura. I suoi amici lo guardarono stupiti, continuavano a non capire finché uno di loro chiese: e Dio cos’è? Amhin sorrise timidamente e scappò via. La sera, mentre il padre leggeva un libro, fumando la pipa, Amhin inciampò sulla domanda senza risposta:  Papà Dio cos’è? Che ma domande! Dio è tutto – rispose il padre un po’ annoiato. Amhin soddisfatto il giorno dopo urlò ai suoi amici: religione è che … tutto c’è! Questa volta si era proprio confuso: aveva dimenticato una parola e aveva messo la parola “tutto” al posto di Dio. Che fracasso! I suoi amici non lo ascoltarono, ridevano tra loro, camuffando una sottile presa in giro. Come ho potuto fare una tale confusione? – pensava mortificato Amhin. Si trovò solo con un gran mal di testa. Decise allora di andare a trovare Rama, un’amica che come lui aveva una religione ma non lo diceva mai a nessuno. Rama pregava in silenzio e Amhin si mise accanto a lei. Poco dopo Rama si alzò e raccolse in giardino diversi fiori colorati che mise di fronte la statua del Buddha. Amhin e la sua famiglia non usavano pregare di fronte a nessun Dio perché erano musulmani e la loro religione, l’Islàm, è sapere che Dio c’è, come aveva detto la mamma. In che modo spiegarlo a Rama? Amhin era sicuro che questa volta non avrebbe sbagliato: ripeteva tra sé le parole che conosceva così da poterle riferire a Rama nel modo giusto ma neanche questa volta vi riuscì. Il risultato fu una domanda strozzata: Rama secondo te religione è tutto? Lei sorrise. Suo padre si accorse della frutta matura che pendeva dai rami degli alberi. Prese una cesta e canticchiando s’inoltrò nel giardino. Amhin pensò che la loro religione fosse quella del silenzio così non parlò più fino a sera. A cena Rama raccontò il suo primo giorno di scuola e nominò qualche nuovo amico. Amhin invece non voleva tornare dai suoi amici, almeno non prima di aver trovato una giusta risposta da dare. Religione è non dimenticare che le parole vogliono il loro posto – disse all’improvviso il padre di Rama. Amhin rispose: Mia madre dice invece che religione è sapere che Dio c’è! Non riusciva a crederci: aveva messo improvvisamente tutte le parole al posto giusto! Tua madre ha ragione – continuò – ma tu ricorderai sempre questa frase prima di rispondere a chi non ha una religione? Non credo. Forse la ricorderai quando vorrai far prevalere la tua risposta contro quella di un altro. Religione è un modo di parlare o far parlare la profondità non di un uomo solo ma di una famiglia intera, un popolo, un insieme di uomini. Questo si chiama cultura. Ogni cultura ha il suo linguaggio, il suo modo di non dimenticare le parole delle madri e dei padri. Per chi ha una religione Dio c’è quando queste parole prendono vita e ciascuno le fa proprie nel silenzio della preghiera o nell’incontro con amici. Amhin allora chiese: perché per voi religione è pregare di fronte ad una statua o restare in silenzio mentre per noi è pregare in ogni luogo? Perché le nostre parole sono diverse dalle vostre ma, come dice la tua mamma, voi dite che Dio c’è, noi diciamo invece che tutto è Dio. Amhin non comprese ma intuì che quelle parole erano simili a quelle pronunciate dalla sua famiglia e che bisognava non dimenticare che ciascuna avrebbe preso il suo posto nel grande linguaggio delle religioni. Trascorsa la cena, Amhin venne accompagnato a casa. Salutò i suoi genitori con la voglia di raccontare. Sei stato bene? – chiese la mamma. Sì, ho ricordato le mie parole ma ne ho aggiunte di nuove e pure al posto giusto! La mamma lo spinse con una risata sotto le coperte e quando spense la luce Amhin si trovò a sognare una moltitudine di persone da cui uscivano parole tutte diverse.
La mattina seguente incontrò i suoi amici e disse loro tutto d’un fiato: non so cosa sia Dio ma so che ci sono tante parole per dire cos'è uno spazio bianco. Mi hanno detto che religione è la parola personale di un popolo intero o di una famiglia. Tutti ne hanno un mazzetto conservato da qualche parte. Si chiama cultura. E voi? Gli amici lo guardarono incuriositi e seduti in cerchio ascoltarono Amhin raccontare quali fossero queste parole. Da quella volta non scambiarono più sua madre per un bandito, quando restava sotto il sole tutta incappucciata ad attendere Amhin all'uscita della scuola. (continua)

Racconto donato a Matilde, pirata in gita scolastica a Como, 5 anni. Per tutte le sue future ore di religione a scuola elementare e forse al catechismo. Per la libertà di non frequentarle o di frequentarle sapendo sempre che il mondo è grande, grandissimo. 

 

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Marina Guerrisi

Organismo rabdomante in tazza da tè verde.