Pane e panelle, padri e padrini


C’era un uomo che lavorava in un quartiere di Palermo. L’uomo era un poliziotto. L’uomo e il poliziotto erano Nino. Quando la sera tornava a casa Nino avvolgeva quasi sempre il pane con la giacca per far credere alla moglie di aver trovato per strada qualcosa di strano, una rarità capitata per caso sotto gli occhi durante le lunghe soste nel traffico. Una tortora, un mazzo di banconote, una cesta per il bucato. Dentro la fodera sarebbe entrato tutto. Era uno sfizio, un gentile codice di coppia per potersi ancora dire senza dire. “Questa volta ti dico che non hai mai visto una cosa del genere, guarda che devo sedermi per raccontarti! Credimi Ida, vieni, su, vieni che ti faccio vedere! Corri che questa è per te!” -  Teneva il fagotto sotto il braccio e preparava lo scherzo così bene che Ida finiva per aspettarsi chissà quale sorpresa. Lei si sedeva lentamente sulle sue gambe e mentre lui le strappava un bacio, dall’altro lato del braccio sbucava il solito “grazie e arrivederci” stampato sui sacchetti del panificio. Lei continuava a fingere di credere che dentro quel garbuglio ci fosse l’insospettabile, fino a quando lui non avrebbe detto con pazienza: “oggi però è più buono di ieri, non vedi? E poi sai che ho le allucinazioni!” Ridevano. Un giorno, durante un giro di ispezione, Nino trovò accanto ad una villa sul mare un busto in legno riverso sulla spiaggia. C’era odore di umido fognario. Il cielo aveva il colore dell’assalto, quello che quando sei in macchina ti sembra di stare dentro una curva d’olio. Ti senti sicuro ma resti con l’ansia di non sapere da che parte potrebbe scivolarti il mondo. Ebbe il tempo di fare retromarcia quando il busto in legno prese fuoco. Una vampata improvvisa come un tuono si sbucciò di fronte alla faccia atterrita di Nino. Scoprì dopo alcuni giorni che la villa apparteneva ad un giudice, uno tosto che stava svolgendo alcune indagini importanti. Il mattino dopo costeggiò lo stesso luogo ma non vide nemmeno un resto dell’accaduto. Il busto ricomparve il pomeriggio successivo di fronte l’ingresso di casa. Questa volta aveva il volto del giudice visto in foto, una bocca ridente come una scia indurita da rossetto sbiadito circondava il fantoccio. Ripiegate le allucinazioni, avvolse come ogni sera i panini sotto la giacca e rientrò a casa. Rimase in silenzio a lungo. Quando Ida chiese in mezzo al fumo d’arrosto: allora che mi hai portato oggi? Un pesce rosso? Nino non rispose e rinchiuso in camera da letto scrisse alcune righe su un taccuino. 
Venne il compleanno di sua sorella: la piccola Flora diventava maggiorenne. Forse Nino mise in tasca dei soldi per invitarla a crescere lontano da quella città, per canticchiarle di sgusciare come un’anguilla dalla cisterna. Qualcuno la pensò così, forse perché la luna stordita di quel periodo e la faccia dell’agente avevano assunto la stessa forma. Alla festa di Flora Nino e Ida arrivarono tardi. Tardissimo. Talmente tardi che nessuno li vide più. Soltanto il padre, Vincenzo, si accorse di Nino che, gesticolando di fronte al cancello di casa, sembrava voler confessare una maledizione. Lo vide con gli occhi gonfi di pane nascosto. Nino voleva urlare, voleva tracciare un solco nella mollica del pane, guardare tutti dai buchi delle fette e poi dire di aver trovato per strada cose incomprensibili, iridescenti vastità d’acciaio sferico, contorni di sodio, tritolo, cerchi nel grano. Voleva dirlo anche a Flora, così, per farle il solito scherzo. Chi avrebbe creduto? Nino era già caduto a terra quando il padre lo vide arrivare con tanta certezza, forse spinto dalla pioggia. Ida lo seguì subito dopo. Li trovarono entrambi coperti di sangue. Nello spavento s’innerva un margine di ridicolo che viene spesso a dirsi confusione. C’è sempre qualcuno che scambia busti per volti e volti per fuoco e fuochi per giudici. Pare che Vincenzo sia però rimasto fino a oggi di fronte quella finestra, insieme a barba e capelli, in attesa di dare un volto alla pioggia. Ogni tanto anche a lui compare un busto in legno che prende fuoco e che dice di chiamarsi Giovanni Falcone. Allora una voce al suo orecchio si avvicina e lo fa sorridere un poco, bisbigliando: "e poi, papà, sai che ho le allucinazioni". 

Racconto dedicato a Vincenzo Agostino, padre di Antonino Agostino, 28 anni, ucciso dalla mafia il 5 Agosto 1989 con la moglie, incinta di 5 mesi, Ida Castelluccio a Villagrazia di Carini (PA). 


 

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Marina Guerrisi

Organismo rabdomante in tazza da tè verde.