Ancora un pomello per Cat Pillow


Rimase trafitto da una guglia ipnotica sparata dal solito grattacielo; una zampa di gatto si mostrò docile nel rassicurarlo. Cat Pillow: il frantoio di fusa caramellate lì pronto per rendere giustizia ad una giornata pietosa. Riuscì infatti a decifrare soltanto la prima parte della formula. Da anni  tentava di mettere in circolo il fluido mesmerico di quell’uomo. Era il tempo dei gatti maggiordomi con gli occhiali d’osso e dei dottori esoterici dalle ampolle cedrate che da una poltrona in velluto scoperchiavano i segreti dell’anima mundi. L’energia innata dell’universo. Il suo paziente era Mercuri Berti, il funambolo. Tanti anni prima fu salvato da un incidente quasi mortale: uno schianto tra due auto in corsa e nel buio di una stanza ovale per un pelo non perdette la psiche favelloide. Cose inverosimili ma lancinanti nel loro inatteso accadere. Rimase per mesi inchiodato ad un letto con frenetici soccorsi quotidiani che da una parte all’altra della stanza disegnavano bolle di dolore acuto sui fianchi squamati e le gambe rotte. Durante lo strazio, Mercuri Berti decise che se mai fosse sopravvissuto avrebbe cercato per tutta la restante vita di muovere la terra a modo suo: trovare il segreto per far comunicare persone lontane, immobilizzate, senza il bisogno di ricorrere ad alcun strumento tecnologico. Scoprì soltanto in fase di guarigione che i medici nascosero dentro le sue gambe alcuni pezzi di ferro. Si rivolse al dottor Wall, il quale consigliò al malcapitato di illuminare l’inconveniente approfondendo alcune tra le teorie di Franz Mesmer, il primo medico che credette nella forza terapeutica del magnetismo. Mercuri Berti aveva infatti acquisito la straordinaria capacità di attirare oggetti e persone fino a un chilometro di distanza. Ferri da stiro, viti, donne con protesi. Volle però disciplinare il suo potere, controllandone il linguaggio, la mimica, voleva essere certo di poter scegliere i suoi parlanti lontani. Per farlo serviva la seconda parte di una formula che tra lettere e numeri bisognava unire alla materia delle cose, alla loro tessitura più intima. Fu così che Mercuri Berti si convertì alla chimica iconica; un metodo per cui ogni gesto compiuto durante la giornata imponeva di conoscere il tipo di materiale spostato, la sua temperatura, la sua posizione, e per finire la durata del contatto. I dati avrebbero ogni volta risolto la formula con un risultato diverso. Tale ultima cifra avrebbe indicato quello che il dottor Wall chiamava “sortilegio” dell’essere presenti: l’intensità. Mercuri Berti, come fosse un folle igienista, annotò circa due miliardi di contatti, solidi, liquidi, invisibili, microscopici, lentissimi, il cui esito finale consisteva sempre in una pulsazione alla gamba destra, il che significava che qualcuno era lì vicino, pronto a rispondergli, a scontrarsi silenziosamente con la sua psiche favelloide. Secondo l’intensità del dolore avvertito, la comunicazione si rendeva più o meno lunga. Vennero poi anche la musica, la fotografia, l’arte, la materia ordinata in maniera complessa, la cui riduzione mesmerica attirava sempre più persone lontane.
C.F. Payne, Henry
L’intera polvere del mondo era ormai nelle mani del funambolo. Dopo decenni però cominciò a sentire la mancanza di una voce. Un filo di vocina leggera, semplice, anche monocorde, senza esagerare. Ne parlò con il dottor Wall che dopo una breve consultazione con Cat Pillow disse: bene, procediamo con ordine: registra tutti i suoni della tua giornata, quelli più corposi, s’intende, e poi rivediamoci. Così fece, Mercuri Berti, coltivando memorie per giorni e giorni senza mai fermarsi. Riascoltando, uscirono fuori voci e vocette tutte scombinate, impossibili da inserire nella grande formula. Eppure erano gradevoli, anche così, salvate senza soluzione.  Qualche tempo dopo Mercuri Berti si accorse che le intensità maggiori erano quelle pervenute da questi materiali spuri, non compatibili con alcuna formula, simili ai suoni nella folla o al colore delle foglie in autunno: le cose perdute, come le chiama il dottor Wall, le frange smagnetizzate. Alcuni vedono ancora oggi Mercuri Berti schivare certe dinamiche magnetiche. Molti pensano sia esausto. In pochi sanno che è in cerca di germi senza soluzione, esemplari dall’intensità spaventosa. Cat Pillow, sornione, dice che questa sia la nascita dell’arte. E quando lo dice poggia la sua zampa sul pomello della porta d'ingresso, pronto ad accogliere il prossimo infortunato.

Questa storia è per Gianpaolo Brex Sofia, videomaker, fabbricante ideale di intonarumori e occhi astrali, 38 anni, Catania.

 

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Marina Guerrisi

Organismo rabdomante in tazza da tè verde.