Storia per quando non c'è una storia

Alfred Kubin
Stava scendendo le scale di corsa. Era notte inoltrata; la camicia da notte si confondeva con gli addobbi annodati per le scale. Pensando alle poesie di Fet imburrate sullo scrittoio, rotolò in cortile. Le lasciò lì, crocifisse con inchiostro di fortuna. Alle sue spalle un ritratto di bufalo timido. Poesie. Amabili, roboanti, gutturali versi d'animale pazzo. Mise il braccio fuori dal portone, bianco come il ghiaccio, direbbe il poeta. Ma qui si voleva infiacchire i toni poetici per trasalire un poco, incipriarsi con le storie, losche, ferree, battute dal sole acido del giorno. Altro che liriche! Come fare a stroncare per sempre, sotterrare dentro una storia, l'ubriacatura popolosa di Baudelaire, i sogni dorati di Puskin, le giulive sfoglie di Caproni? Stava scendendo le scale, dicevamo. Come tirarti fuori, giovane donna, dal bianco del foglio quando stai ferma? In un istante fu l'alba. Tutte le mie parole sono un patto sanguinolento con il timballo poetico. Dimmi un'azione, cara figura squadernata, così che io possa uccidere il poeta taciturno. Non c'è una storia, lettore, tu vedi. La sepoltura ridacchiò sempre di poesie quando non riuscì a darle un volto reale. Mise l'acqua in un catino, si lavò le mani, tornò con calma nel forno della scrittura. C'era una volta una sonnambula.

Storia criptata: seguire il sentiero giallo luminoso per l'unità minima d'azione narrativa.


 

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Marina Guerrisi

Organismo rabdomante in tazza da tè verde.