Murrina


In una vecchia strada di quartiere, nell’antica città di Cattula, nota per ordine e virtù, accadeva che alcune anziane donne diventassero guardiane speciali, astute fiammelle pagate per controllare sotto mentite spoglie l’affidabilità dei fruitori di bar e ristoranti, dei resistenti silenziosi che attendevano negli uffici postali, tutti dritti sulle gambe, e anche di coloro che sognavano appoggiati al muro il proprio turno, in fila presso gli sportelli comunali, agenzie delle entrate e derivati prossimi. L’individuo medio, sottoposto a falso esame, veniva allora detto “affidabile” o “sicuro” quando mostrava una buona dose di riluttanza nei confronti del sistema burocratico, le cui beghe non piacevano certo a nessuno, e fosse così spinto a raccontare, indispettito dagli inconvenienti del giorno, episodi di vita familiare. I fattarelli non conformi ad un modello virtuoso, fedele alle tradizioni, consono allo stile cattulese, una volta registrati da invisibili apparecchi nascosti tra le parrucche delle vigilanti signore, avrebbero destato il sospetto dei cancellieri, uomini altrettanto longevi con il compito di assegnare agli eventuali malcapitati un programma di riabilitazione personalizzato. Le guardiane costituivano da molti anni una setta nutrita di arzille vecchiette, distinte per un passato stimabile, in compagnia di figli e marito, casalinghe e lavoratrici da far invidia alla più disgraziata sorte. 
Una di loro, Carmelina Murri, detta Murrina, non stava tanto comoda in quel ruolo da ispettrice. Dopo una vita trascorsa a casa, avendo cresciuto sei figli senza mai uscire il muso fuori dalla città, avrebbe desiderato fare un viaggio indimenticabile: come sarebbe stato bello – pensava - planare a volo di macchina sulle stradine sterrate della compagna di Montilumi o passare una notte sotto le stelle del ponte Nespolo, a pochi kilometri da casa sua. Murrina si accontentava di una carezza d’avventura, mica vacche grasse. Quando il sindaco la nominò guardiana speciale si strinse contro il balcone, accanto alla caldaia, respirò nell’angolo di muro, trattenuto da fuliggini e umido. Restò così per un paio di minuti. Le sue compagne erano già in odore di promozione: setacciavano giovanotti e sposine con sguardo attento, spesso con la scusa di leggere qualche cifra oscura sul conto o di accertarsi che il numero eliminacode fosse in vicino. “Ah, non è sposata? Capisco.” – “Scusi l’invadenza, lei è figlia di?” – “La prego signore,  mi ricordi il nome della sua povera moglie, vorrei portarle un fiore al cimitero." Le operose guardiane valutavano tutto: vedovanza, tradimenti, figli ribelli, presenze alla messa della domenica, attività di volontariato spontaneo e senza vezzo, e per finire compilavano la scheda su portamento e abbigliamento femminili in compendio. Quando Murrina decise di rompere l’incantesimo di Cattula, bruciò come un condottiero l’atto di matrimonio sul tetto di casa, poi andò nella grande loggia dei guardiani non estinti e inventò una storia a voce alta ( la fodera della gonna le sporgeva un po’ da sotto, tremava leggermente): 

...il mio matrimonio è stato un falso, care guardiane! Io e mio marito eravamo solo buoni amici, care, carissime! In compenso ho avuto un amante – Gerolamo Schitto si chiamava – sì, non fate quella faccia. Ci incontravamo in pieno giorno, con quaranta gradi, sul ponte Nespolo e lui mi odorava il collo. Gli ho dato un figlio ma vive lontano da qui. Che mi dite allora? Posso andare a casa? 

Alcune guardiane si tennero il crocifisso al petto lungo quel rovescio esasperato, altre borbottavano con la mano sulla fronte: tutte quante parevano forme sane di baccalà stizzito. La punizione prevista per i tradimenti rivelati dopo la morte dell’altro coniuge consisteva nell’esclusione dai circoli della parrocchia con l’obbligo di assistere ad almeno un rito di matrimonio al mese. Murrina era una pasqua, cigolava di emozioni. Un giorno incontrò una ragazza al mercato che disperata si appese al suo braccio: 

- Mi aiuti, devo lasciare mio marito, mi picchia mattina e sera, più la sera quando torna ubriaco. I cancellieri sono amici suoi; non lo controllano mai per via di alcuni favori in sospeso ma se dovessi scappare mi farebbero nera.
- Invita le guardiane a casa tua una sera, fai saltare la luce e accendi qualche candela. Aspetta che lui torni a casa ubriaco e non piangere quando accadrà che...

Murrina si accostò all’orecchio della giovane donna che intanto friggeva sudore per l’agitazione. Così fece: invitò le guardiane a casa, presero il the insieme, immergendovi pillole e paste di mandorla colorate, e si scambiarono le passamanerie. Suo marito arrivò intorno alle ventidue, accasciandosi su scale e pareti fiorate. Era buio ma le voci secche delle signore in cucina lo indirizzarono verso il focolare di pastiere. Urlò furioso per tutta la notte. Il giorno dopo le guardiane fecero arrestare la bestia. Da lontano Murrina le guardava: erano un cimelio tumefatto, piene di lividi e di sorrisi sfatti. Aggrottò la fronte e le parve di vedere lì in mezzo anche la ragazza del mercato: ora anche lei si chinava come per dire qualcosa all’orecchio delle altre donne. 

Da quel giorno se guardi con attenzione Cattula dal ponte Nespolo dopo il tramonto e ti sporgi leggermente dai muretti di sostegno, puoi scoprire un codice di donne coraggiose. La loro conversazione segreta inizia sempre con un paio di candele alla finestra. Vista così, da lontano la città sembra un presepe. Poi però, nelle vie più interne, tra i casotti di campagna che sono fortezze di cose che nessuno mai sa, sotto i tappeti d’ingresso impolverati c’è quasi sempre un disperato invito a prendere il the. Si capisce dalle punte di carta piegata che sbucano fuori dalle grinze. Delle volte si accumulano che sembra neve. Le vecchie guardiane passando da lì dicono che c’è aria di funerale. 

Questa storia è stata donata a Concetta, 89 anni, perché quando le ho chiesto di raccontarmi qualcosa della sua vita mi ha risposto che, avendo vissuto sempre a casa, non aveva nessuna storia da raccontare. E' anche un piccolo viaggio per tutte le vecchiette che ho cercato a Villa Paradiso e Villa Flora e per le assistenti che non fidandosi non mi hanno lasciata entrare.


 

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Marina Guerrisi

Organismo rabdomante in tazza da tè verde.