Detestabilissimamente!


Tantris Merlopa aveva addosso una riva di mare. Quel tipo di retablo naturale che si accumula sulle spiagge prima che diventino luoghi stazionari dove bighellonare in ciambella. Ma lui non sapeva un accidente di quella battigia d’incontaminata freschezza che si portava dietro come un colore anomalo. Lui si muoveva nella vita, con tanto di pietruzze e ghiaia fruscianti, e nella vita restava incassato, pulito, con l’incauta attesa dell’onda che torna. Sì, perché torna. Non poteva dirsi che un talento inespresso, una guglia conficcata in un cinema all’aperto. Nel 1972 Tantris poi comprò, fuori di metafora, la tessera per il suo primo cineclub culturale. Era bello guardarla prima di andare a letto, dal buchino delle dita, ogni volta che la poggiava sulla mensola. Ci faceva intorno pure le ombre cinesi e con la penombra si faceva venire in faccia i riflessi della plastica lucida per abbronzarsi con l’impazienza di vedersi lontano lontano.

Quando incontrò il signor C., Tantris Merlopa aveva già fondato un paio di cooperative e organizzato  tre o quattro rassegne al cine-circolo di città. La cosa andava pure bene, c’erano scorribande strette di intellettualismo e parsimonia verace. Il signor C., buon’anima, era uno degli ultimi cervellotici atleti verbali rimasti in Italia. Quando propose a Tantris di sgattaiolare sotto un tavolo lessicale si mise a fare il belloccio intorno al telefono di casa. Disse che c’era bisogno di trovare la parola con il maggior numero di anagrammi e Tantris si cimentò giorno e notte finché non riuscirono a partorire la “Cernita”: canteri, carenti, cartine, centrai, ceranti…

Il combattimento fu screziato come un diabolico diamante che ciascuno, a colpi alterni, si incideva sulla testa. Anagramma tu, anagramma io. Fu una strage. Alla fine il signor C. ebbe la meglio e la spuntò con una parola ultima vincente: Ortensia. Arsenito, asterion, esoranti, esornati, estranio…

L’atletica verbale a Tantris piaceva ma capì presto che le successioni variabili di lettere avrebbero preso il sopravvento sulle scene del cinemascope. Una mattina, mentre nella tazza del latte si rivide bambino al centro di un raduno di piccoli inquisitori, liquidò il signor C. con la parola più lunga del mondo, quella con dentro tutte le vocali simmetriche: detestabilissimamente. Non fu un bel colpo per il veterano ma presto si ricompose a dovere e rispose con un’altra parola: “allegorizzargliela”. Se la tagli a metà invece questa ha le consonanti speculari. Uomini che non puoi spostare dalla soluzione di tali inghippi nemmeno se scoppiasse la testa del loro gatto in giardino.

A suon di anagrammi, Tantris rimase prigioniero del signor C. per alcuni anni, finché negli ultimi tempi questi, con vistoso imbarazzo del compagno di tavolo, non cominciò a parlare ai camerieri secondo l’ordine alfabetico delle portate. Fuggito dalla foga dell’amico, Tantris scrisse poi una sceneggiatura dal titolo “Detestabilissimamente la luna”, un noir che sognava di proiettare prima o poi sul muro di casa sua, vicino ai garage seriali di un condominio sulla Casilina. La storia di un poeta di campagna, costretto dalla moglie a correre la notte sotto la luna per togliersi il vizio di scrivere. La strada percorsa da solo a piedi verso il cine-circolo, così rassegnata alle storture dei rovi che la luce del sole rendeva di fianco un po’ malvagi, era un momento vero per Tantris e perciò insostenibile per il resto del mondo. Forse più di quanto lo fosse il signor C. E lo era perché non esisteva l’obbligo di uscirne vincitori. 

Quando il rovello diventa un rompicapo impossibile e il tempo sapiente poi lo sgrassa per rendertelo leggero, arrivano le facce stralunate dei passanti che girano con un passeggino vuoto intorno alla piazza. Arrivano gli altri, rugosi e stanchi, quelli che prima non vedevi perché sembravano giocatori rimuginanti sul tuo stesso rebus, parti del paesaggio, complici, ignari dell’orario, fino all’alba arrotolati alle persiane della finestra a fischiettare con te. La strada forse dove non arrivano gli altri a farci impressione è quella che prende Tantris quando esce dalle competizioni con una maglia di cotone leggero, sorride con un lieve movimento del capo, pensando al suo sfidante imbattibile e resta indolente sotto la pioggia, come fanno gli esseri umani che si adattano ai terreni accidentati, e non lo fanno per un fatto moderno, una volontà progressista. Essi, sollevati da un peso che non conoscono, rossi in viso, impacciati, in pieno deserto, con addosso una riva di mare, prosperano semplici, regnanti dentro la cosa umana.

Questa storia è un inadeguato dono per Tommaso, fondatore del Cinestudio, cultore di machine animation, insostituibile bibliotecario. Qui trovate le reali vicende della "lotta" tra Tantris e il signor C. 

 

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Marina Guerrisi

Organismo rabdomante in tazza da tè verde.