Oissa!


In un tempo molto lontano gli uomini d’oro non conoscevano né guerra né fatica poiché godevano di indole nobile e si rendevano dispensatori di ricchezze gli uni verso gli altri, colmi di sentimenti assoluti. Secondo il generarsi delle cose e il loro bramoso intreccio, gli uomini d’oro, in linea non cronologica ma soltanto mitica, furono seguiti dagli  uomini di bronzo, guerrieri del terrore, figli delle armi e destinati all'anonimato della morte poiché sopraffatti dalla distruttiva hybris. A questi vennero affiancati gli eroi, grossi colossi pronti a morire per una causa giusta, dediti alle spade e al duello d’onore. All’estinzione di questi ultimi la confusione tra gli uomini fu talmente grande che bene e male si resero indissociabili in modo definitivo, la donna divenne una spina nel fianco per l’uomo che a sua volta si tramutò in una creatura consacrata al lavoro e alla finitudine del corpo mortale. Gli uomini del ferro cominciarono a costruire case di mattoni, grate e cancelli per proteggersi e abitare entro cinte private, in grado di creare focolari domestici produttivi e fecondi ma allo stesso tempo capaci di intaccare l’armonia dell’intero universo a causa delle loro spinte prevaricatrici. Il tempo di mutamento di tali generazioni non combacia con il tempo naturale, si tratta infatti di torsioni strutturali, diacroniche, che non richiamano ad alcun segno di peggioramento razziale ma si potrebbero ripresentare in modo combinato in ogni tempo e luogo, secondo una logica funzionale allo stato della memoria, al suo procedere verso l’a-letheia, per salvarsi dal fiume della dimenticanza. Il lavoro divenne così il metro dato a ciascuno per guadagnare ogni cosa, per collaborare con il resto degli uomini e forgiare le proprie capacità. Fu così che questi uomini del ferro, arzilli e gioviali nel loro procedere indaffarato, si trovarono in tempi attuali a combattere contro un una forza anomala detta accidia ingurgitante. Per gli uomini del ferro l’azione si direbbe rivolta alla perfezione del suo prodotto e all’uso che ne fa immediatamente il mondo. Essa è chiamata creatrice. Diversamente quando l’azione si diluisce in una resa di scambi e strumenti sempre più distanti dall'artigiano questa è detta brutalmente prassi. L’accidia ingurgitante arrivò dentro una folata di vento, o meglio, di mento, per dire che non c’era altro da fare che aspettare. Essa non si interessava né del primo né del secondo tipo di azione ma si consolava di esser pronta ad affrontare l’intricato foglio capelluto della politica, gli spasmi sociali, la farneticante attesa del nulla. Una sintesi della volontà d’azione senza l’azione. Una grande impotenza, giovini lettori, che alcuni storici tradussero come la deriva allegra degli uomini filosofi. 

Gli artigiani del ferro, dicevamo, ultimi esemplari rimasti sull’intera calotta terrestre, domarono tale sentimento in modo autentico, senza parole né allusioni allegoriche. Una mattina d’autunno due di loro cominciarono infatti a forgiare centoquaranta foglie di albero, tutte diverse per forma e dimensione, ciascuna con una differenza minima, invisibile a occhio nudo, ma fondamentale per esclamare “oissa!” al momento di captarla sul far della sera nella piazza di un paese stralunato. Gli abitanti del paese in cui i due fabbri si esercitavano in moltiplicazioni infinite dello stesso tessuto naturale formarono a poco a poco un coro paonazzo, un esercito di “oissa!”, a sua volta prolungato e, a buon destino, anche ben temperato. Accompagnavano tali cadenze sonore il lavoro dei martelli che plasmavano il ferro incandescente, luminoso come un pomello di carotene. Una musica cultuale, fuori da ogni utilità commerciale. Una musica dei nani? – mi domando. Il lavoro divenne per un breve momento una specie di accordo tra gli uomini, uniti per ballare sulle differenze microscopiche ed esclamare al termine della scultura l'attestazione di un buco nelle serie di foglie industriali. I nani lavorano infatti tutti insieme, cantano tutti insieme, mangiano tutti insieme. Nell'estrema ripetizione dei loro gesti formano un corpo unico intorno alla morte apparente. 

Uno dei due uomini di ferro, l’artefice di tale prodigio, riuscì quel giorno a convocare pure qualche antico discendente di uomo bronzeo, mimetizzato per cento lunghi anni in un piccolo bar di Caracas, sotto le sembianze di statuette per torte da matrimonio. Il loro saluto fu memorabile, degno del più agorafobico cittadino. Durante il prolungato il ritmo del lavoro, le generazioni tornarono a muoversi, a incontrarsi tra un oissa e l’altro nello spaziotempo di una piazza esultante, mutuando i loro caratteri dalla conformità con le forme della natura. 

D’un tratto, nell'indisturbato evento di stupore collettivo, nella penombra di quella metropolitana caverna platonica, arrivò lentamente una vecchina che, avvicinandosi al banco delle centoquaranta foglie, disse loro con tono memorabile: "Uomini inutili, che volete farci con tutte queste carabattole? Qui c'è gente che deve morire!" Nell'udire la voce dell’anziana donna, l’entusiasmo neonato degli uomini si eclissò e il mondo intero da allora tornò a concepire il lavoro dell’artigiano sonoro come una fonte di generazione nulla, una porta senza pomello di carotene, un ferro senza incandescenza. Il coro degli “oissa” si affievolì immediatamente, i due fabbri tornarono cadenti nelle loro botteghe. Li seguivano con caparbio attaccamento anche l’uomo d’oro e il guerriero di bronzo, a testa bassa, l’uno senza più sentimenti assoluti, l’altro privato di tutte le sue armi. La nascita della tragedia. 

Gli uomini di ferro, avviliti dalla vista del corpo morente, tornarono nelle tane da notaio che avevano preparato per la loro estinzione, quelli meno sensibili alla vista del sangue di vecchina cominciarono invece una produzione cinese di cavatappi.

Ancora oggi nei dimenticati bar di Caracas un bambino di nome Toto afferma di parlare con due uomini di ferro. Nessuno vuole più fare il loro mestiere, che poi non è quello dei guerrieri bronzei, né quello dei sacri antenati pacifici green-to-green. Loro dicono che mestiere è l'ingegno che libera dalle fucine del sottosuolo. La notizia fu smentita dalle televisioni locali: il bambino è un visionario. 

Storia per due artigiani del ferro, Salvatore e Vincenzo.

 

____________________

____________________

Twitter Updates

____________________

____________________

Marina Guerrisi

Organismo rabdomante in tazza da tè verde.