Un lettore speciale


Da piccolo si agitava sempre quando la mamma lo chiamava per fare colazione. Meno tempo per finire il romanzo, meno tempo per spingerci dentro la testa, infilarci le immagini, i mostri blu cobalto. Dal soffitto di casa l’acqua si frantumava a piccoli secchi contro il pavimento. Una riparazione costava troppo. Non c’è altro da fare, gli ricordano i muri: la solita nenia. Trovare un lavoro, soldi, lavoro, soldi, lavoro. La stanza è una terna di letti, sui letti sorgono città di fumo. Tranne in quello suo: tre o quattro libri, un paio di calzini, peli di cane di Penny. Accade poi che il suo corpo occupi solo lo spazio del letto, i libri e tutto il resto, la mamma diventa una grande voce in fondo al mare, una specie di eco tonda che urla contro il vento: devi andare, rimani, rimani, devi andare. Il padre non chiuse nemmeno un occhio quella notte, tutti restarono un poco svegli fino all’alba, nelle loro piccole vesti nascosero centomila addii. Will salutò il suo letto, unico come era unica Penny, la vicina di casa che lo ascoltava sempre, con le mani fatte di sugo. Vai via, Will? – chiese lei. Sì, la mamma dice che non posso leggere sempre. Ma perché, Will? Ti senti male, poi? – Penny era un fortissimo imbuto di pensieri liberi: questi s’incastravano sempre alla fine della loro crescita, perdendo tutto il bello, senza stancarsi di formare strane ossessioni irrazionali. No, Penny. Ma i tetti non si riparano con i libri – rispose Will. Ah – disse lei. Mise un piede fuori dalla porta ed ecco, infine, tutto il mondo. Le prime notti si piantò in ostello, uno di quelli economici, con tanto di blatte in offerta speciale. C’erano dentro però anche i mostri blu cobalto, le vallate della Rowling, il mistero del dottor Jack. La battaglia fu sanguinolenta: non ci fu scampo per l’esercito d’insetti. L’assistente sociale disse di chiamare casa, di non preoccuparsi; ma c’era ancora talmente tanta aria da scolpire, che la mamma non avrebbe mai capito quel ritorno da cucciolata. 

Seguì allora una stanza in affitto dentro l’appartamento di una quarant’enne, congelata ancora in fase adolescenziale: non fu tanto facile qui premere il pulsante del citofono e vederla rientrare in mattinata con il volto degli amanti bianchi. Will pensava sempre a sua madre, alle pantofole che dentro casa strisciavano contro il pavimento, ai pochi secondi per nascondere libri e quaderni, penne, matite. Cinque, quattro, tre, due, uno. Una scala di respiri, a gradoni alti e robusti, s’impigliava tra il cuscino e la spalla destra, finendo per strappargli le ossa. Non passò molto tempo dall'ultima sbronza della quarant'enne che Will decise di chiudere l’ennesima porta di casa. Una minuscola blatta verde smeraldo si precipitò sulle sue scarpe, appena varcata la soglia dell’uscita. Era una di quelle lucide, ben messe, quasi curate da un parrucchiere per insetti. Will non pensò due volte a prenderla con sé: la portò prima in libreria, poi nel sottoscala, vicino la finestra della sua nuova casa. Fu uno spasso quando Tommaso, il librario, lo vide catapultarsi con l’insetto dentro i quotidiani. Will leggeva tutto il giorno, alzandosi freneticamente dalla sedia, cambiando posto, cercando e smistando scelte, da uno scaffale all’altro, dalla musica ai racconti di Carver. Camminava leggero, una spalla obliqua, gli occhi dentro cento pagine diverse. Tutti cominciano a conoscerlo in questo modo: nei movimenti d’aquila sulle scritture altrui. 

Adesso vive da solo, in una casa tutta sua: copre i soldi dell’affitto con lavoretti sporadici. Ha iniziato a scrivere storie delicate, cose  che nascono di nascosto, come un primissimo gesto sulla vita: la piccola blatta verde ora è andata via. Era bellissima, bisogna dirlo. In compenso, Will incontra venti persone al giorno, tutte diverse. S’innamora, dorme, si sveglia e dimentica tutto il brutto del giorno precedente.  Ogni tanto pensa alla sua famiglia, soprattutto quando piove: non si dispera, però. Sa che nel mondo che sta costruendo ci sarà un tetto nuovo anche per loro, un modo di ricominciare. I suoi fratelli sembrano adesso così giovani e lontani: si vedono pure le loro chiome folte, quando guardi il soffitto della casa nuova. Will è uno così, uno che non bada a convenevoli: quando decide di volerti bene, ti vuole bene. Non c’è pioggia che tenga. Dietro di lui c’è anche una specie di porticina blu, una vaga apertura stralunata che, dopo poche battute di conversazione, sembra chiederti senza parlare: mi vai a prendere, per favore, quattro cose che ho lasciato indietro? 

Un dono per William, assiduo abitante della Feltrinelli, cercatore d'oro libero, scrittore. 

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Marina Guerrisi

Organismo rabdomante in tazza da tè verde.